P8 lite: cuore da fascia media, prezzo da fascia bassa!

Quando si è in procinto di decidere per l’acquisto di un nuovo smartphone, si deve prima capire quali sono le reali esigenze personali ed in base a quelle, optare per un apparecchio entry-level, di fascia media o di fascia alta. Se la vostra scelta dovesse ricadere su un prodotto di fascia media con installato il famoso sistema operativo Android, non potrete non prendere in considerazione lo Smartphone Huawei P8 lite. Trattandosi di un prodotto non più recentissimo (anno di uscita 2015), ha ovviamente subito una forte svalutazione, senza però rinunciare al comparto tecnico: questo vi permetterà di avere tra le mani un buon prodotto ancora sufficientemente al passo con i tempi, a un prezzo da entry-level!

Display di alta qualità.

Dotato di un pannello da 5” (misura ideale, vi ricordiamo, per una corretta visione senza rinunciare alla comodità quando lo andrete ad utilizzare con una sola mano), offre una buona risoluzione (1280×720 pixel) nonché una luminosità e un angolo di visuale davvero degni di nota.

Multimedialità e sensori.

Considerando il prezzo raggiunto al suo quarto anno di vita, il comparto tecnico ha davvero pochi competitor sul mercato.
La fotocamera da ben 13 megapixel con una risoluzione massima di 4160×3120 pixel, restituisce foto nitide e ricche di dettagli senza alterazioni cromatiche rilevanti.
Autofocus, Touch focus, stabilizzatore digitale e flash le principali caratteristiche.
La fotocamera frontale è invece affidata a un più comune sensore da 5 megapixel.
La risoluzione massima per la sezione video è invece di 1920×1080 pixel a 30 frame per secondo con la fotocamera posteriore.
Presenti anche tutti i sensori del caso: accelerometro, di prossimità, giroscopio e bussola.
Da notare anche l’efficace filtro anti-rumore ambientale posizionato sul microfono.

Connettività.

Completissimo il “reparto antenne”: bluetooth 4.0, Wi-fi 802.11b/g/n con funzione hotspot, A-GPS e modulo LTE 4G rendono il P8 lite completo di tutte le più utili forme di connettività.
Da non dimenticare la funzione OTG (On-The-Go, cioè la possibilità di dare alimentazione alla porta micro-usb con cui generalmente si carica il telefono) che permette, tramite un’apposito adattatore facilmente reperibile in commercio, di collegare allo smartphone le più comune periferiche, quali mouse, tastiere e pendrive.

Batteria & hardware.

Dotato di una batteria da 2200 mah agli ioni di litio (quindi senza il fastidioso effetto memoria), il P8 lite ha un’autonomia in conversazione di 380 minuti e di 660 ore in stand-by: con un utilizzo medio/intensivo si arriva tranquillamente a fine giornata senza la necessità di caricarlo ulteriormente.
Il processore è un octa-core a 1.2 ghz a 64 bit, mentre il chipset grafico è affidato al proprietario HiSilicon Kirin 620.
2 gb la memoria RAM installata, 16 gb la memoria ROM, espandibile con micro sd fino a 128 gb.

Ad oggi, il P8 lite è lo smartphone più venduto della sempre in crescita azienda cinese Huawei (in pochi anni è passata da essere una piccola concorrente a uno dei principali competitor del mercato della telefonia). Il motivo è di facile intuizione, dal momento che si è trovato il giusto connubio tra qualità costruttiva (i materiali danno un’idea di solidità), design (7,7 mm di spessore con bordi sufficientemente ridotti) e prezzo, che vi ricordiamo essere diventato davvero allettante.

Asteroide grande quanto un campo da calcio ci ‘sfiorera’ a super velocità: quando e rischi

Asteroide grande quanto un campo da calcio ci ‘sfiorera’ a super velocità: quando e rischi

Alle 18:33 ora italiana di lunedì 18 marzo il massiccio asteroide 2019 CL2 “sfiorerà” la Terra all’impressionante velocità di 27mila chilometri orari, ovvero 7,54 chilometri al secondo. Il proiettile spaziale, classificato dalla NASA tra i cosiddetti NEO (Near Earth Object), non desta tuttavia alcuna preoccupazione dal punto di vista di potenziali collisioni col pianeta, poiché passerà sopra alle nostre teste a una distanza di circa 4 milioni di chilometri. Il dato è riportato sia sul sito ufficiale dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) che su quello del Jet Propulsion Laboratory della NASA. Sulla pagina dell’agenzia spaziale americana è possibile osservare anche un grafico che mostra la traiettoria di 2019 CL2.

Credit: JPL/NASAin foto: Credit: JPL/NASA

Dimensioni da sottovalutare. In base ai calcoli degli scienziati del JPL, il sasso spaziale recentemente scoperto ha un diametro compreso tra i 56 e i 120 metri, una “forchetta” che va dalle dimensioni di una piscina olimpionica a quelle di un grande campo da calcio (le dimensioni ufficiali della FIFA vanno da un minimo di 90 metri a un massimo di 120 metri). Si tratta dunque di un asteroide potenzialmente pericoloso, nel caso in cui dovesse puntare il nostro pianeta. Certo, in caso di impatto non si scatenerebbero fenomeni di estinzione globale come quelli innescati dall’asteroide Chicxulub, la roccia spaziale da 10 km di diametro che 66 milioni di anni fa determinò la scomparsa dei dinosauri non aviani e di altri animali. I danni si avrebbero solo a livello locale, ma potrebbero essere comunque catastrofici nel caso in cui venisse investito un centro urbano densamente abitato. L’impatto sprigionerebbe un’energia di gran lunga superiore a quella delle bombe nucleari sganciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki durante la Seconda Guerra Mondiale.

Un arrivederci. Come indicato, per il pomeriggio di lunedì 18 marzo non abbiamo assolutamente nulla da temere, poiché 2019 CL2 ci saluterà a una distanza circa 10 volte superiore a quella media che ci separa dalla Luna (384mila chilometri). L’asteroide tornerà a farci visita il 7 agosto di quest’anno attorno alle 21:20, poi ancora nel 2026 e per ben tre volte nel 2030. L’ultimo sorvolo calcolato sul sito della NASA è previsto per il 2089. Nel corso dei prossimi decenni l’asteroide verrà costantemente monitorato; le perturbazioni causate dagli altri pianeti del Sistema solare e in particolar modo Giove, infatti, potrebbero metterlo su traiettorie pericolose per la Terra.

Fonte: Asteroide grande quanto un campo da calcio ci ‘sfiorera’ a super velocità: quando e rischi

L’identikit del gatto domestico: le sue cinque personalità

Il nostro gatto finalmente è uno degli animali più amati di sempre. se fino a qualche tempo fa, infatti, era soprattutto il cane a conquistare i cuori delle persone, guadagnandosi il ruolo di migliore amico dell’uomo, oggi anche i gatti sono apprezzati e probabilmente anche più compresi di una volta. La competizione tra gli animali domestici per decidere quale fosse quello più amato è dunque a una svolta: 7,5 milioni di gatti sono presenti oggi in casa degli italiani, mentre 7 milioni sono i cani. Dunque, dopo la Francia, oggi anche in Italia il felino ha superato il cane e questo potrebbe essere dovuto a diversi fattori, anche se il suo fascino è sempre stato più che chiaro per tutti. Gli amanti dei gatti ci sono sempre stati, come c’era già chi ad esempio anche per il proprio felino sceglieva una cremazione o una sepoltura degna di una persona di famiglia, magari affidandosi a Funerali Roma (clicca qui), ma oggi questo animale è davvero apprezzato dalla maggior parte delle persone.

Come si è arrivati all’identikit del gatto

Una veterinaria dell’università di Lincoln, in Inghilterra, si è concentrata a lungo sul comportamento felino, rendendosi conto, dopo molti anni di studio, che i nostri felini possono essere tutti ricondotti a cinque fondamentali personalità. La ricerca ha coinvolto 200 proprietari di gatti, a cui sono state sottoposte delle interviste su abitudini quotidiane e legame felino. Al termine della lunga ricerca, la studiosa è riuscita a delineare cinque personalità del gatto. Secondo la veterinaria, infatti, il gatto sviluppa la sua personalità sulla base di genetica, ma anche esperienza vissuta e apprendimento.

Quali sono le cinque personalità feline

La prima personalità è quella del gatto umano. Si tratta del felino che ama stare in compagnia dell’uomo e si esprime con fusa e coccole. In genere è un micio molto mansueto, poco interessato ad altri esemplari della stessa specie.

La seconda è quella del gatto-gatto. Una personalità simile a quella precedente, anche se in questo caso il gatto ama stare in compagnia di altri felini, giocandoci per ora. Questo gatto ha comunque un buon rapporto con i suoi padroni, ma predilige comunque quello con gli altri gatti.

La terza personalità è quella del gatto cacciatore. Se tutti i felini sono cacciatori di natura, il gatto cacciatore lo è di più. La sua personalità è selvaggia e ama giocare con le sue prede. Spesso ama portare animali morti al suo padrone in segno di affetto e si aspetta, ovviamente, anche di essere premiato e non rimproverato.

La quarta personalità è quella del gatto curioso. Un animale con una curiosità spiccata e grande autostima. In genere lo si trova in angoli insospettati ed è un animale molto territoriale. Ama molto controllare tutto il suo ambiente ed esercita un controllo quasi maniacale su qualsiasi novità.

Esiste anche il gatto solitario

Infine, la quinta personalità, quella del gatto solitario. Si tratta di un animale irritabile, che non ama il contatto sociale. È un animale timoroso, che ha bisogno di tempo per adattarsi ed è piuttosto indipendente. È anche un felino che in genere rifiuta di interagire con umani e altri animali, per rassicurarlo è fondamentale agire senza fretta.

Marte, i resti di antichissime valli fluviali svelati dall’ESA: le immagini straordinarie

Marte, i resti di antichissime valli fluviali svelati dall’ESA: le immagini straordinarie

Nuove e straordinarie immagini di Marte mostrano con un incredibile dettaglio un complesso sistema di valli fluviali, che miliardi di anni fa era attraversato da velocissimi flussi d’acqua. Si tratta dell’ennesima prova che in un passato remoto il Pianeta Rosso non era il mondo freddo, arido e spoglio che conosciamo oggi dalle immagini di rover e orbiter, ma un corpo celeste vivo e pulsante, molto più caldo e umido. Ma soprattutto, era ricchissimo d’acqua allo stato liquido, che probabilmente ospitava anche organismi biologici. Non si può inoltre escludere che queste valli fossero circondate da una fitta e rigogliosa vegetazione aliena.

Missione europea. A immortalare le reti fluviali estinte di Marte è stato il sensibilissimo occhio della sonda Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), lanciata il 2 giugno 2003 dal Cosmodromo di Baikonur in Kazakistan, lo stesso da cui partono le navette soyuz verso la Stazione Spaziale Internazionale. Il sistema di valli è stato individuato negli altopiani meridionali del Pianeta Rosso, incastonato tra due dei più grandi e importanti crateri di impatto marziani; l’Huygens, dal nome del noto astronomo e fisico olandese, e l’Hellas, che non ha eguali in termini di dimensioni.

I “neuroni” di Marte. Che si tratta di valli fluviali lo dimostra chiaramente la loro caratteristica struttura dendritica, con grandi canali principali che danno vita a ramificazioni sempre più piccole, come avviene negli alberi e nelle cellule nervose. La “prova del nove” è data dall’enorme somiglianza con reti fluviali sulla Terra, ad esempio quella del fiume Yarlung Tsangpo, che dal Tibet occidentale si dirama verso il basso abbracciando Bangladesh, Cina e India.

Origine incerta. In base alle misurazioni condotte dagli astronomi, queste valli fluviali raggiungevano i due chilometri di lunghezza e una profondità di circa 200 metri. Non è chiaro se originassero da ghiacciai sciolti, acqua sotterranea, abbondanti piogge o un insieme di questi fenomeni, ma il Pianeta Rosso era indubbiamente molto diverso da come lo conosciamo oggi. Per scoprirne i segreti l’ESA e l’agenzia spaziale russa (ROSCOMOS) stanno progettando la missione ExoMars; nel 2020 lanceranno il rover “Rosalind Franklin” che scaverà in luoghi strategici alla ricerca di prove dell’esistenza della vita passata. Essa, tuttavia, potrebbe essere ancora presente nei grandi laghi sommersi nel cuore di Marte, come quello scoperto da scienziati italiani lo scorso anno.

[Credit: ESA/DLR / FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO ]

Fonte: Marte, i resti di antichissime valli fluviali svelati dall’ESA: le immagini straordinarie

Inversione dei poli, nuovi calcoli ci obbligano ad aggiornare tutti i GPS: cosa sta succedendo

Inversione dei poli, nuovi calcoli ci obbligano ad aggiornare tutti i GPS: cosa sta succedendo

A causa di una brusca e imprevista accelerazione del polo nord magnetico, gli scienziati sono stati costretti ad aggiornare in anticipo il World Magnetic Model, il modello che descrive il campo magnetico della Terra e che è alla base dei sistemi di geolocalizzazione e navigazione, sia civili che militari. In parole semplici, il polo nord magnetico, che non combacia con quello geografico, è letteralmente “schizzato” in direzione della Siberia, spostandosi dall’Oceano Artico canadese a una velocità di circa 55 chilometri all’anno. Per comprendere l’entità di questo balzo, basti pensare che soltanto cento anni fa si muoveva di “soli” 15 chilometri all’anno. L’aggiornamento si è dunque reso necessario poiché la variazione stava rendendo imprecisi i sistemi di navigazioni, bussole dei nostri smartphone comprese, provocando i problemi più seri soprattutto per aerei, navi e sottomarini in prossimità del Polo Nord. Tutti i dispositivi dovranno essere ricalibrati (lo faranno con aggiornamenti automatici) sulla base dei nuovi dati.

in foto: Credit: Noaa Ncei/Cires

Anticipi e ritardi. L’aggiornamento eccezionale del modello era previsto per il 15 gennaio di quest’anno, tuttavia, a causa dello shutdown negli Stati Uniti che ha bloccato i fondi a diversi enti governativi, è slittato al 30 gennaio e infine ai primi giorni di febbraio, quando finalmente è stato reso disponibile per tutti. Il World Magnetic Model viene messo a punto da una collaborazione di scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e della British Geological Survey, che rilasciano uno nuovo modello ogni 5 anni, proprio in virtù dei cambiamenti del campo magnetico. Tuttavia nel 2016 è iniziata la brusca cavalcata del polo nord, facendo “saltare” le previsioni del 2015 e dunque rendendo necessario un aggiornamento eccezionale, un anno prima rispetto alla tabella di marcia. Curiosamente il polo sud magnetico se ne sta abbastanza tranquillo, a largo della costa orientale dell’Antartide.

Credit: Noaa Ncei/Ciresin foto: Credit: Noaa Ncei/Cires

Cosa sta succedendo. Ma perché il polo nord magnetico si sta spostando così rapidamente? Gli scienziati pensano che alla base di questa accelerazione improvvisa ci siano getti di ferro fuso ad altissima velocità sotto l’Artico. Il campo magnetico della Terra, infatti, viene generato dalla dinamica del ferro fuso nel nucleo esterno della Terra, sito a circa 3mila chilometri di profondità dalla superficie. Esso plasma la magnetosfera che è fondamentale per la vita; si tratta di un vero e proprio scudo che devia le letali radiazioni del vento solare, permettendo la vita sulla Terra. Il fatto che si stia spostando così velocemente potrebbe suggerire l’avvicinarsi della temuta inversione dei poli magnetici, un fenomeno che avviene periodicamente (circa 3 volte ogni milione di anni) e che l’ultima volta è stato registrato 780mila di anni fa.

Quali sono i rischi. L’effetto più temuto dell’inversione dei poli magnetici e la “sparizione” temporanea dello scudo magnetico che ci protegge dalle radiazioni, benché negli eventi passati non si sono registrate fluttuazioni negative per la biosfera. Ma noi viviamo in un mondo iperconnesso e ipertecnologico, ed è noto che le tempeste geomagnetiche causate dal vento solare possono creare danni più o meno gravi a sistemi di navigazione GPS, satelliti, comunicazioni radio e impianti elettrici. Basti pensare che il potente Evento di Carrington del 1859 – una fortissima tempesta geomagnetica – produsse addirittura incendi ai telegrafi, oltre a far apparire l’aurora boreale a Roma e alle Hawaii. Insomma, restare privi della protezione dello scudo magnetico potrebbe innescare scenari apocalittici. Fortunatamente l’inversione dei poli magnetici non è un fenomeno repentino; come ci ha spiegato il professor Domenico di Mauro dell’INGV avviene in circa 4-5mila anni. Insomma, per il momento possiamo stare tranquilli, anche se il polo nord magnetico fa le bizze.

Fonte: Inversione dei poli, nuovi calcoli ci obbligano ad aggiornare tutti i GPS: cosa sta succedendo

Fiat 500 da record in Europa, nel 2018 ha venduto quasi 200mila auto

Fiat 500 da record in Europa, nel 2018 ha venduto quasi 200mila auto
in foto: Fiat 500

Passa il tempo, cambiano le abitudini degli automobilisti ma la Fiat 500 si conferma intramontabile: la piccola di casa Fiat, infatti, giunta al suo 11° anno di vita nella nuova versione, si conferma come una icona del Made in Italy nel mondo tanto da far registrare il record di vendite in Europa. Le 194mila unità immatricolate nel solo 2018 rappresentano il miglior progressivo di sempre nella storia toccando anche quota 15%, secondo risultato assoluto da quando è stata lanciata sul mercato.

Oltre 30 versioni per l’icona del Made in Italy

Un risultato eccezionale per la vettura della casa torinese che ha al suo attivo circa 30 versioni – su base Fiat 500 e Abarth 595 – comprese le ultime speciali come 500 Mirror, 500 Collezione “Primavera”, 500 Spiaggina ’58 e 500 Collezione “Autunno”; a premiare la scelta dei vertici Fiat non sono solo gli italiani, ma tutti gli automobilisti del Vecchio Continente tanto che la piccola del Lingotto è leader di vendita in 11 Paesi europei e sul podio in altri quattro con oltre 100 paesi mondiali nei quali viene commercializzata e l’80% del volume registrato fuori dall’Italia. Un successo globale quello della Fiat 500 che ha ereditato dal passato non solo le linee arrotondate, ma anche una storia fatta di record e successi.

L’ennesima conquista per l’iconico modello del Made in Italy che, calcolando anche i modelli precedenti, è riuscito a superare quota 6 milioni di auto vendute – se sommate a quelle dell’antesignana, realizzata dal 1957 al 1977 – tanto da essere uno dei modelli Fiat più venduti di tutti i tempi. Un 2018 da incorniciare quello della Fiat 500 che, oltre ai successi di vendita, ha ottenuto anche la possibilità di essere esposta al MoMa di New York nella mostra “The Value of Good Design” diventando così non solo una delle vetture più apprezzate nella storia dell’auto, ma anche un’opera d’arte ammirata da migliaia di visitatori presso uno dei più importanti musei del mondo.

Fonte: Fiat 500 da record in Europa, nel 2018 ha venduto quasi 200mila auto

Nuovo nome e nuovo marchio: Research Now SSI diventa Dynata

Il nuovo marchio riflette la strategia dell”azienda di fornire dati precisi basati sulle risposte reali fornite dalle persone su un ampio spettro di settori di marketing, dalla ricerca alla pubblicità, per raggiungere nuovi standard di performance commerciale e per chiudere il cerchio dell”apprendimento e della conoscenza attraverso le varie discipline del marketing. Dynata ha compreso che con l”avvento dei big data gli esperti di marketing hanno cambiato approccio: oggi sono alla ricerca di informazioni affidabili e connesse che offrano una nuova prospettiva, che consentano un coinvolgimento più mirato di clienti esistenti e potenziali e che generino un maggiore vantaggio competitivo.

Con la capacità di raggiungere oltre 60 milioni di persone in tutto il mondo, Dynata è posizionata strategicamente per fornire dati di ampiezza e precisione estremamente elevate. Come fornitore singolo, l”azienda gestisce attivamente e mantiene relazioni con partecipanti che hanno fornito consenso esplicito a far parte di panel dai quali si ottengono dati di alta qualità.

Gary S. Laben, CEO di Dynata, ha affermato: ‘Il nostro nome e il nostro marchio sono segno dell”impegno costante per dare nuova vita al marketing basato sui dati e per diventare il fornitore numero uno di dati first-party capaci di rappresentare la voce dei singoli nel dialogo B2C e B2B. Il nostro nuovo marchio è la sintesi perfetta di questa visione e di questa strategia di crescita. In un”era che richiede dati altamente affidabili, non appena avremo completato la nostra trasformazione organizzativa tramite la fusione, trasformeremo il settore del marketing e accompagneremo i nostri clienti verso risultati di altissimo livello’.

Informazioni su  Dynata
Dynata è uno dei principali fornitori a livello mondiale di dati first-party forniti da persone che danno il loro consenso esplicito a panel basati sui membri, gestiti e mantenuti dall”azienda. Con una capacità di raggiungere oltre 60 milioni di persone in tutto il mondo e una vastissima gamma di attributi di profili individuali raccolti attraverso sondaggi, Dynata è un vero e proprio punto di riferimento nel mondo dei dati precisi, affidabili e di qualità. Attorno a questa attività essenziale di dati, l”azienda ha costruito soluzioni e servizi innovativi che fanno sentire la voce del singolo individuo a tutti i responsabili delle attività di marketing, spaziando dalle ricerche di mercato, al marketing, alla pubblicità. Dynata serve circa 6.000 clienti tra agenzie di ricerca di mercato, mass media e pubblicitarie, società di consulenza e investimento, clienti aziendali e del settore sanitario che operano in America del Nord, Sud America, Europa e Asia-Pacifico. Per maggiori informazioni, visitate la pagina www.dynata.com.

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Una nuova Brand Identity segna l”espansione oltre il campo delle ricerche di mercato per rivoluzionare il marketing basato sui dati

DALLAS, 15 gennaio 2019 /PRNewswire/ — Frutto della fusione e integrazione di due leader globali nei dati first-party, Research Now SSI annuncia che il suo nuovo nome e marchio sarà ‘Dynata’. Il nuovo brand è portatore di una nuova ed esclusiva proposta di valore dell”azienda: Dynata offre infatti una delle raccolte di dati first-party più grandi del mondo, forniti da persone reali — consumatori e professionisti — che accettano esplicitamente di partecipare a sondaggi e ricerche di mercato. Le opinioni, le risposte e i dati aggiornati sono fondamentali per il processo decisionale e le scelte di investimento delle aziende in servizi di marketing, siano essi relativi a sviluppo prodotti, tracciamento del marchio o pubblicità.

L’auto come emblema cinematografico: la mitica decappottabile

Chi non ha mai sognato di correre sulla Route 66 con il vento in faccia e l'adrenalina nelle vene? Solo coloro che non amano il brivido della velocità. La decappottabile è senza dubbio l'auto che meglio si presta ad un tipo di viaggio elettrizzante ed è, in molte opere cinematografiche, una vera e propria protagonista. Lande desolate e lunghi tragitti sono i set in cui vediamo spesso una coppietta che, in preda alla passione, fa diventare una macchina senza tettuccio, l'emblema della libertà. La letteratura del cinema è piena fino all'orlo di esempi in cui l'avventura, il lusso, la potenza e la catarsi di questo modello automobilistico, diventano i caratteri identitari  di un pezzo storico. Una buona cabriolet , dotata del suo tetto pieghevole in tela dura, ha portato numerosi personaggi al conseguimento dei loro obiettivi in molteplici intrecci narrativi e, in questo articolo, si tratteranno i film più significativi che hanno visto l'evoluzione di questa automobile.

L'auto come ribellione

Esistono alcuni film, come “Il Laureato” in cui la rinomata Cabrio, diventa sinonimo di anticonformismo e trasgressione. La trama di questo film è tutta impiantata sullo stile americano, sebbene nella locandina compaia vistosamente un'auto italiana la quale, per molto tempo, è stata la spider per moltissimi ragazzi. Il protagonista di questo film, Ben Braddock è l'individuo con la vita che tutti vorrebbero avere: trascorre la sue estate tra la piscina e la villa di famiglia, visita camere d'albergo e tutto sembra essere divertentissimo, ma, il pezzo forte è il suo duetto fiammeggiante, il quale, se oggi dovessimo avere la fortuna di vederlo, sarebbe solo all'interno di un moderno museo.

Nel film “Into the wilde” invece, lìautomobile, diventa elemento scatenante quasi dell'intero intreccio narrativo: un ragazzo, Christopher McCandless, stanco degli appetiti materiali della sua società e del padre consumista, che vorrebbe comprargli un'auto nuova quando lui ne è già una in possesso, decide di fuggire in Alaska nelle terre selvagge.

Un mezzo distrutto

La propria auto è un bene che va salvaguardato, specialmente nel mondo di oggi, in cui le distrazioni non fanno che incrementare. Se si vogliono avere più informazioni, su come assicurare la propria automobile risparmiando, allora clicca qui  dove saranno rintracciabili tutte le informazioni possibili su questo tema. Quest'ultimo, nella realtà del film, è un po' sottovalutato: l'esigenza scenica di stupire lo spettatore spesso porta i registi a distruggere bellissime auto in favore di una rappresentazione cruenta e d'impatto. Emblematica è la saga cinematografica di Fast and Furios, basata sulle corse e sulle battaglie d'auto e in cui distruzioni ed effetti speciali, a discapito dei nostri amati mezzi di trasporto personali, si fanno forti grazie anche alle nuove tecniche 3D.

 

 

 

Nel cuore della Terra c’è una biosfera oscura: scoperti organismi assurdi

Nel cuore della Terra c’è una biosfera oscura: scoperti organismi assurdi
in foto: Credit: Gaetan Borgonie / Extreme Life Isyensya

Nelle profondità del nostro pianeta ci sono milioni di specie di organismi sconosciute alla scienza, che assieme occupano una massa in carbonio centinaia di volte superiore a quella di tutti gli esseri umani della Terra. Si tratta di un immenso mondo perduto sotterraneo, una vera e propria “biosfera oscura”, che ha un volume superiore ai 2 miliardi di chilometri cubici, circa il doppio di quello occupato da tutti gli oceani. E come per questi ultimi, ne abbiamo solo scalfito la meravigliosa e peculiare ricchezza della biodiversità.

A suggerire le dimensioni pantagrueliche della biosfera oscura sono stati centinaia di scienziati, che negli ultimi 10 anni hanno condotto ricerche ad hoc in seno alla collaborazione Deep Carbon Observatory (DCO). I ricercatori hanno indagato su queste forme di vita in centinaia di siti di tutto il mondo, spingendosi a cercarne le tracce fino a 2,5 chilometri di profondità sotto la superficie del mare e fino a 5 chilometri sotto miniere e siti di trivellazione. Hanno trovato rappresentanti di tre regni prinicipali, ovvero batteri, archibatteri (microbi senza nucleo legato alla membrana) ed eucarioti (microbi o organismi pluricellulari con cellule). Ciò che è emerso lascia affascinati ma anche sbigottiti.

Credit: Greg Wanger / Caltech e Gordon Southam / University of Queenslandin foto: Credit: Greg Wanger / Caltech e Gordon Southam / University of Queensland

Gli scienziati, tra i quali la microbiologa Karen Lloyd dell’Università del Tennessee di Knoxville, Stati Uniti, hanno individuato specie insolite non solo dal punto di vista della forma e dell’habitat, ma anche sotto il profilo dei lunghissimi cicli di vita e del modo in cui si sostentano, catturando particelle chimiche dalle rocce che li circondano. Alcuni come l’organismo unicellulare Geogemma barossii vivono in correnti idrotermali sul fondo marino a temperature di 121 gradi centigradi, oppure a pressioni 400 volte superiori a quelle sperimentate sul fondo degli oceani. Altri possono sopravvivere per millenni, e pur essendo metabolicamente attivi risultano quasi in stasi, “con meno energia di quanto pensassimo servisse per sostenere la vita”, ha dichiarato la ricercatrice. Ciò mette in discussione anche il concetto di vita stessa.

Credit: Christine Moissl–Eichinger / Medical University of Graz, Austriain foto: Credit: Christine Moissl–Eichinger / Medical University of Graz, Austria

La sorprendente scoperta di simili organismi sul nostro pianeta ha un impatto anche sull’astrobiologia, poiché amplia considerevolmente le probabilità che la vita possa esistere anche altrove nel Sistema solare (o al di fuori di esso), magari in condizioni che fino ad oggi non ritenevamo idonee. Non è un caso che gli scienziati stimino come probabile l’esistenza di microorganismi all’interno di alcuni laghi sotterranei di Marte. I dettagli preliminari sulla “biosfera oscura” saranno presentati in seno al meeting dell’American Geophysical Union (AGU) che si tiene questa settimana, ma alcuni sono stati già pubblicati sul sito del Deep Carbon Observatory. La pubblicazione degli studi approfonditi è attesa per l’autunno del prossimo anno.

Fonte: Nel cuore della Terra c’è una biosfera oscura: scoperti organismi assurdi

Gli oggetti dell’aldilà

Vivere il passaggio ultraterreno di una persona molto cara, di un amico o di un parente, rappresenta da sempre un momento molto delicato e mai sentito nello stesso modo da chi rimane sulla terra a ricordarlo e piangerlo.  Molto spesso, per una questione di affetto e amore, o per la semplice idea di rendere al nostro caro il “passaggio” nell'aldilà meno spaventoso, vengono collocati nella bara oggetti, biglietti, lettere e quant'altro. Con questa pratica, i familiari, vivono nella convinzione che possa instaurarsi un legame ancora più concreto e vivo, proprio attraverso quegli elementi che hanno caratterizzato quella persona in vivenza.

I principali oggetti

Tra i principali oggetti che tutt'oggi vengono posti nella bara sono rappresentati da quelli di origine religiosa come: la croce, il libro delle preghiere, il rosario, la medaglietta della Madonna o di un qualsiasi santo nei confronti del quale c'è una devozione profonda. Capita spesso che sia lo stesso defunto, nel suo testamento, ad esprimere la volontà di affrontare la sepoltura con determinati oggetti che per lui sono stati veramente significativi durante la sua vita. Questo modo di dimostrare l'affetto, è anche una modalità per far conservare al morto la sua essenza, la sua individualità e per ricordare passioni sconvolgenti, vecchi legami e interessa della sua vita. L'usanza di porre all'interno della bara, o semplicemente su di essa, oggetti personali della persona morta, è stata, fino a non molto tempo fa, molto diffusa ma, a causa di violazioni di sepolture da parte di tombaroli alla ricerca di oggetti di estremo valore, queste pratiche stanno scemando e si stanno sempre più diradando.

Le origini

Questa usanza, in verità, deriva da molto lontano, addirittura per gli antichi egizi era un vero e proprio obbligo di agire, in un modo rispettoso, nei confronti del defunto. Gli egizi credevano che il defunto, nell'aldilà, avrebbe vissuto una nuova vita dove avrebbe avuto tutto con sé e tutto ciò che gli sarebbe potuto tornare utile. Sula testa dei faraoni mummificati, veniva situata una maschera mortuaria, al fine di aiutare lo spirito della persona defunta a riconoscere il suo corpo e vari oggetti intorno ad esso. Una famosa categoria di beni che ha fatto parte del corredo funerario sin dai tempi passati, è stat costituita da quelli specifici per il viaggio nell'aldilà: un tozzo di pane, una moneta, una lanterna o una borraccia. A seconda dei tempi, i corredi funebri, variano in funzione dell'età del defunto, del suo sesso, del suo mestiere e dei relativi gusti e usi. Oggi le usanze sono cambiate e onoranze funebri a Roma, come la Cattolica San Lorenzo, si premurano attivamente di rispettare le esigenze dei parenti ma soprattutto di chi non c'è più, al fine di rende pieno omaggio allo spirito che è salito in cielo e che resiste, insieme a tutti quelli che hanno popolato il nostro pianeta e  vissuto tantissime onoranze funebri diverse.