Nel cuore della Terra c’è una biosfera oscura: scoperti organismi assurdi

Nel cuore della Terra c’è una biosfera oscura: scoperti organismi assurdi

Nel cuore della Terra c’è una biosfera oscura: scoperti organismi assurdi
in foto: Credit: Gaetan Borgonie / Extreme Life Isyensya

Nelle profondità del nostro pianeta ci sono milioni di specie di organismi sconosciute alla scienza, che assieme occupano una massa in carbonio centinaia di volte superiore a quella di tutti gli esseri umani della Terra. Si tratta di un immenso mondo perduto sotterraneo, una vera e propria “biosfera oscura”, che ha un volume superiore ai 2 miliardi di chilometri cubici, circa il doppio di quello occupato da tutti gli oceani. E come per questi ultimi, ne abbiamo solo scalfito la meravigliosa e peculiare ricchezza della biodiversità.

A suggerire le dimensioni pantagrueliche della biosfera oscura sono stati centinaia di scienziati, che negli ultimi 10 anni hanno condotto ricerche ad hoc in seno alla collaborazione Deep Carbon Observatory (DCO). I ricercatori hanno indagato su queste forme di vita in centinaia di siti di tutto il mondo, spingendosi a cercarne le tracce fino a 2,5 chilometri di profondità sotto la superficie del mare e fino a 5 chilometri sotto miniere e siti di trivellazione. Hanno trovato rappresentanti di tre regni prinicipali, ovvero batteri, archibatteri (microbi senza nucleo legato alla membrana) ed eucarioti (microbi o organismi pluricellulari con cellule). Ciò che è emerso lascia affascinati ma anche sbigottiti.

Credit: Greg Wanger / Caltech e Gordon Southam / University of Queenslandin foto: Credit: Greg Wanger / Caltech e Gordon Southam / University of Queensland

Gli scienziati, tra i quali la microbiologa Karen Lloyd dell’Università del Tennessee di Knoxville, Stati Uniti, hanno individuato specie insolite non solo dal punto di vista della forma e dell’habitat, ma anche sotto il profilo dei lunghissimi cicli di vita e del modo in cui si sostentano, catturando particelle chimiche dalle rocce che li circondano. Alcuni come l’organismo unicellulare Geogemma barossii vivono in correnti idrotermali sul fondo marino a temperature di 121 gradi centigradi, oppure a pressioni 400 volte superiori a quelle sperimentate sul fondo degli oceani. Altri possono sopravvivere per millenni, e pur essendo metabolicamente attivi risultano quasi in stasi, “con meno energia di quanto pensassimo servisse per sostenere la vita”, ha dichiarato la ricercatrice. Ciò mette in discussione anche il concetto di vita stessa.

Credit: Christine Moissl–Eichinger / Medical University of Graz, Austriain foto: Credit: Christine Moissl–Eichinger / Medical University of Graz, Austria

La sorprendente scoperta di simili organismi sul nostro pianeta ha un impatto anche sull’astrobiologia, poiché amplia considerevolmente le probabilità che la vita possa esistere anche altrove nel Sistema solare (o al di fuori di esso), magari in condizioni che fino ad oggi non ritenevamo idonee. Non è un caso che gli scienziati stimino come probabile l’esistenza di microorganismi all’interno di alcuni laghi sotterranei di Marte. I dettagli preliminari sulla “biosfera oscura” saranno presentati in seno al meeting dell’American Geophysical Union (AGU) che si tiene questa settimana, ma alcuni sono stati già pubblicati sul sito del Deep Carbon Observatory. La pubblicazione degli studi approfonditi è attesa per l’autunno del prossimo anno.

Fonte: Nel cuore della Terra c’è una biosfera oscura: scoperti organismi assurdi

Gli oggetti dell’aldilà

Vivere il passaggio ultraterreno di una persona molto cara, di un amico o di un parente, rappresenta da sempre un momento molto delicato e mai sentito nello stesso modo da chi rimane sulla terra a ricordarlo e piangerlo.  Molto spesso, per una questione di affetto e amore, o per la semplice idea di rendere al nostro caro il “passaggio” nell'aldilà meno spaventoso, vengono collocati nella bara oggetti, biglietti, lettere e quant'altro. Con questa pratica, i familiari, vivono nella convinzione che possa instaurarsi un legame ancora più concreto e vivo, proprio attraverso quegli elementi che hanno caratterizzato quella persona in vivenza.

I principali oggetti

Tra i principali oggetti che tutt'oggi vengono posti nella bara sono rappresentati da quelli di origine religiosa come: la croce, il libro delle preghiere, il rosario, la medaglietta della Madonna o di un qualsiasi santo nei confronti del quale c'è una devozione profonda. Capita spesso che sia lo stesso defunto, nel suo testamento, ad esprimere la volontà di affrontare la sepoltura con determinati oggetti che per lui sono stati veramente significativi durante la sua vita. Questo modo di dimostrare l'affetto, è anche una modalità per far conservare al morto la sua essenza, la sua individualità e per ricordare passioni sconvolgenti, vecchi legami e interessa della sua vita. L'usanza di porre all'interno della bara, o semplicemente su di essa, oggetti personali della persona morta, è stata, fino a non molto tempo fa, molto diffusa ma, a causa di violazioni di sepolture da parte di tombaroli alla ricerca di oggetti di estremo valore, queste pratiche stanno scemando e si stanno sempre più diradando.

Le origini

Questa usanza, in verità, deriva da molto lontano, addirittura per gli antichi egizi era un vero e proprio obbligo di agire, in un modo rispettoso, nei confronti del defunto. Gli egizi credevano che il defunto, nell'aldilà, avrebbe vissuto una nuova vita dove avrebbe avuto tutto con sé e tutto ciò che gli sarebbe potuto tornare utile. Sula testa dei faraoni mummificati, veniva situata una maschera mortuaria, al fine di aiutare lo spirito della persona defunta a riconoscere il suo corpo e vari oggetti intorno ad esso. Una famosa categoria di beni che ha fatto parte del corredo funerario sin dai tempi passati, è stat costituita da quelli specifici per il viaggio nell'aldilà: un tozzo di pane, una moneta, una lanterna o una borraccia. A seconda dei tempi, i corredi funebri, variano in funzione dell'età del defunto, del suo sesso, del suo mestiere e dei relativi gusti e usi. Oggi le usanze sono cambiate e onoranze funebri a Roma, come la Cattolica San Lorenzo, si premurano attivamente di rispettare le esigenze dei parenti ma soprattutto di chi non c'è più, al fine di rende pieno omaggio allo spirito che è salito in cielo e che resiste, insieme a tutti quelli che hanno popolato il nostro pianeta e  vissuto tantissime onoranze funebri diverse.

Le diete alternative

Il numero di italiani che sceglie di seguire diete alternative (vegetariana, vegana, macrobiotica ecc.) è in continua crescita. Secondo gli esperti dell’alimentazione però, nessuno stile alimentare alternativo coincide totalmente con quello ritenuto ideale per un soggetto adulto, perché la dieta, per essere sana, deve essere varia ed equilibrata. Sarebbe quindi necessario: mangiare più fibre, frutta, verdura e cereali integrali; non esagerare con il consumo di grassi animali; introdurre nella dieta carni magre, pesce azzurro e legumi.

Tra le diete alternative ci sono:

Dieta Macrobiotica: ricca di fibre, povera di grassi e con un elevato consumo di riso che, pur essendo un ottimo cereale, è costituito soprattutto da amido ma possiede pochissime proteine e acidi grassi. All’interno di questa dieta sono assenti anche alcuni elementi che l’organismo non può sintetizzare, come gli aminoacidi essenziali, con possibili carenza di calcio e di alcune vitamine. Inoltre, la dieta macrobiotica è ricca di sale, fattore che aumenta la pressione arteriosa.

Dieta vegetariana: prevede l’introduzione di pochi grassi saturi e un elevato apporto di fibre vegetali, con effetti positivi sull’apparato digerente e con un aumento del senso di sazietà. La sua versione più ampia, la dieta pesco-pollo vegetariana (esclude solo latticini, uova, carne rossa e salumi), si avvicina molto allo stile alimentare ideale per una persona, basandosi su una riduzione di grassi e su un aumento di cereali integrali, legumi, frutta e verdura.

Dieta Vegana: questo stile alimentare esclude il consumo di alcuni o tutti gli alimenti di origine animale. La sua forma più radicale prevede l’esclusione di carne, pesce, latte, latticini, uova e derivati compreso il miele. Tra le diete vegetariane, quella vegana è l’unica che, se non seguita con particolare attenzione, espone a seri rischi per la salute, come anemia, osteoporosi (soprattutto nella donna), problemi cardiovascolari e carenze di vitamine.

Un elenco completo di diete alternative e non, le puoi trovare sul sito www.dietalia.it.

Come vengono fabbricati i cavi metallici?

I cavi metallici vengono fabbricati in maniera molto simile alle corde normali: sono composti infatti di una serie di filamenti molto più piccoli che vengono intrecciati strettamente per andare a costituire un cavo molto più robusto della somma delle parti. Nel caso dei cavi metallici, infatti, parliamo di un prodotto in grado di sollevare anche diversi quintali di peso, oltre a poter essere utilizzato come conduttore per l’alta tensione: per questo i cavi metallici sono normalmente utilizzati dalle compagnie che fabbricano macchinari pesanti, dalle imprese edili, e anche dalle aziende che operano nel campo dell’energia elettrica.

Tipologie

Esistono diversi tipi di cavi metallici disponibili sul mercato; tuttavia le due grandi famiglie, che rappresentano la suddivisione fondamentale della categoria, sono le stesse da sempre, ossia cavi metallici con nucleo in acciaio e con nucleo in fibra. Il primo tipo è il più robusto, e ha una struttura che ben si presta alle esigenze delle costruzioni e dei macchinari pesanti; i cavi metallici con nucleo in fibra, invece, perdono un po’ della propria robustezza per guadagnare in flessibilità, il che li rende molto più adatti a tutte le applicazioni dove devono potersi piegare liberamente.

Componenti

La struttura, in sezione, dei cavi metallici è complessa e ricca. Al centro c’è un cavo portante di corda d’acciaio, intorno al quale si avvolge una fodera che lo riveste interamente e può essere o meno, a seconda dell’impiego, un conduttore di elettricità. Su questa si avvolge il nucleo dei cavi metallici, in acciaio o fibra come spiegato poco fa, e infine l’intreccio di filo metallico che costituisce la superficie esterna del cavo stesso. La scelta e la combinazione di questi elementi dipendono strettamente dall’applicazione che ne verrà fatta dall’utente finale.

Caratteristiche

Da sempre, i cavi metallici hanno avuto la funzione di rendere possibile il trascinamento e il sollevamento di carichi molto pesanti. Proprio per questo esistono in commercio anche cavi metallici costruiti in maniera tale da essere ancora più resistenti a tutti i tipi di sollecitazioni, realizzati con metalli particolarmente resilienti e tenaci per poter superare le prove più dure e prolungate senza cedere.

Utilizzi

I cavi metallici si usano spesso, come dicevamo, per spostar carichi pesanti o come conduttori di corrente; la loro robustezza li rende perfetti proprio per questo tipo di impiego. Ma oltre a questo, spesso vengono impiegati in altri settori dove si richiede particolare resistenza, come nell’ingegneria, o – come spesso si può vedere lungo le strade- per costruire ringhiere di protezione ai lati delle strade a rapida percorrenza.

Manutenzione

I cavi metallici sono sottoposti allo stesso tipo di stress che subisce una qualsiasi corda, ossia l’attrito e la tensione, ma oltre a questo sono anche vulnerabili all’ossidazione e alla ruggine. Per questa ragione, e per evitare la rottura dei fili metallici intrecciati che alla lunga comprometterebbe la stabilità di tutti i cavi metallici, è consigliabile procedere sovente ad una buona lubrificazione.

Costruire il cliente ideale

Se c’è un concetto che chiunque faccia marketing deve assorbire il più presto possibile, è quello che il buon marketing è orientato sui clienti: meglio conosciamo il nostro cliente ideale, quello con cui vogliamo lavorare e che siamo in grado di servire al meglio, e più facilmente potremo chiudere contratti e creare nuovo business, in qualsiasi settore. Ma com’è fatto questo cliente ideale? Una delle tecniche per identificarlo è crearlo a tavolino, così da poter poi agire di conseguenza nel mondo reale, costruendo quella che viene detta “Buyer Persona”. Vediamo come fare in pochi semplici passi:

1. Dati demografici
Abbiamo la fortuna di poter cominciare con qualcosa di semplice: i dati demografici sono spesso i più facili da recuperare e soprattutto da identificare. Ciò nonostante, non sottovalutiamoli, perchè sono un elemento essenziale della tipologia di marketing che dovremo mettere in atto. Dovremo perciò identificare, per la nostra “Buyer Persona”, età, stato civile, sesso, presenza di figli, e località di residenza.

2. Valori e obiettivi
Iniziamo a farci qualche domanda importante per conto della nostra Buyer Persona: le risposte la renderanno più tridimensionale, più reale, e quindi più utile come strumento per il nostro marketing. Scopriamo cosa risponderebbe a quesiti profondi, come
“Che cosa è importante nella vita personale? E in quella professionale?”
“Che cosa vuol dire davvero ‘avere successo’ nella vita?”
“Quali sono le cause importanti per le quali vale la pena impegnarsi?”

3. Frustrazioni e problemi
Spesso i problemi della nostra Buyer Persona non saranno collegati direttamente alla nostra offerta: se ha problemi economici, non saranno gli alimenti che gli offriamo a risolverli. Tuttavia i problemi di una persona ne dettano spesso il comportamento e delineano quale tipo di messaggio risuona meglio con il suo modo di essere: effettuiamo anche questa ricerca con impegno e serietà.

4. Fonti d’informazione
Scoprire come s’informa la nostra Buyer Persona è un elemento prezioso della sua costruzione, e questo per due motivi. Per prima cosa, infatti, questo ci dirà che cosa apprezza e che cosa disprezza, e queste informazioni sono preziosissime nel preparare un messaggio che possa gradire. Ma oltre a questo ci dirà anche come possiamo trovare tante persone reali che coincidano con il nostro profilo, e questo è utilissimo per indirizzare il nostro budget di marketing. Se ad esempio siamo sicuri che il nostro cliente ideale è un carpentiere che ascolta la radio tutto il giorno mentre ristruttura case, sapremo che la radio è il veicolo ideale per i nostri messaggi pubblicitari!

5. Obiezioni e convinzioni
Domandiamoci, per finire, qualcosa che ci riguarda da vicino: cosa pensa la nostra Buyer Persona del nostro settore?
La risposta è fondamentale, perchè governerà buona parte delle nostre scelte di comunicazione e la creazione stessa del nostro messaggio. Il nostro cliente ideale è in generale sfiduciato dalle aziende del nostro settore, pensa siano poco affidabili, ed è deluso dalle loro prestazioni? Focalizzeremo la nostra campagna su testimonianze dirette e affidabili che certifichino i nostri risultati, offrendo precise garanzie e prove dei nostri successi.

Come scegliere i migliori sensori di pressione

Nel momento in cui ci si trova a dover selezionare i sensori di pressione per il proprio progetto, sono numerosi i parametri critici di cui tenere conto per operare una buona selezione e assicurarsi dei risultati validi: scegliere i sensori di pressione esclusivamente in base al loro costo non è una buona idea, se si è interessati al buon funzionamento del progetto finito. Ecco alcuni dei criteri più importanti di cui tenere conto:

1. Precisione: uno dei tratti più importanti nei sensori di pressione è il livello di precisione. Molte sono le domande da porsi in tal senso: di che tipo di precisione abbiamo bisogno? La pressione da misurare sarà molto dinamica? E se sì, i sensori di pressione saranno sottoposti a cambiamenti repentini oppure lenti? Le misurazioni dovranno essere continue oppure effettuate ad intervalli regolari? Le risposte a tutte queste domande vi diranno in che fascia di precisione deve orientarsi la vostra scelta di sensori di pressione; naturalmente, al salire della precisione lo farà anche il prezzo.
2. Uscita: i sensori di pressione sono disponibili con due uscite: a corrente e a voltaggio. I sensori di pressione con uscita a voltaggio si usano solitamente dove sensori e sistema di acquisizione dati si trovano vicini; sono in grado di dare un output fra gli 0 e i 100 millivolt, e in alcuni casi sono dotati di amplificatori interni per arrivare anche ai 10 V di output. Proprio per questi amplificatori, la reattività di frequenza rimane bassa.
I sensori di pressione con uscita a corrente si usano invece quando il segnale deve coprire distanze più lunghe, come nei grandi impianti: il loro output infatti è molto più immune ai disturbi, e offre un’alta reattività di frequenza.
3. Ambiente: dove andranno installati i sensori di pressione? Nella scelta della precisa tipologia di sensore, l’ambiente operativo riveste un peso fondamentale: pensiamo ad esempio alla presenza di condizioni estreme di temperatura, salinità o rischio di esplosioni, che detteranno immediatamente un’intera serie di protezioni aggiuntive necessarie.
4. Installazione: non tutti i sensori di pressione sono identici, e la semplicità di installazione è fattore essenziale nella loro scelta. Il sensore, domandiamoci, ha una struttura sufficientemente compatta da trovare spazio laddove lo vogliamo installare? È possibile, altrimenti, spostarlo o ottenere lo spazio necessario? Con quali modifiche e costi?

I sensori di pressione sono elementi essenziali in decine di impianti: una scelta accurata permetterà di avere le prestazioni necessarie e la sicurezza della loro precisione.

Sicurezza in auto: tutto parte dalle gomme

Si dice spesso che è necessario, in tutto, partire dalle basi: ebbene, quando si tratta di viaggiare sicuri sulla propria auto, questa massima di per sé già valida va presa letteralmente, perchè sono ben poche le parti della vettura da cui dipende la sicurezza quanto le basi – nel caso specifico, le gomme – su cui essa poggia. Il motore, naturalmente, deve essere in ottime condizioni, e lo stesso vale per gli altri impianti: ma mentre si guida, la capacità di rimanere sulla strada dipende essenzialmente dai quattro pneumatici che montiamo, e quindi è necessario dar loro la giusta attenzione. Ecco alcuni fattori importantissimi da considerare.

1. Controllate la pressione delle gomme
La frequenza con cui effettuare il controllo pressione delle gomme in realtà è legata a quanti chilometri fate, ma in generale è buona norma fare una verifica almeno una volta alla settimana. Mantenere gli pneumatici alla giusta pressione prolunga la loro vita utile, migliora il livello di sicurezza, e rende molto più performante il veicolo, facendolo consumare di meno. Per avere una stima dell’importanza di questo controllo, sappiate che mantenere le gomme all’80% della loro pressione ideale può ridurre la loro durata anche del 75%!

2. Sostituite le gomme
Certo, il costo per cambiare quattro pneumatici è decisamente significativo. Ma non trovate che non sia nulla, rispetto a cosa potrebbe accadere in caso di un incidente? Le gomme lisce sono un pericolo mortale, e vanno sostituite immediatamente. Le condizioni del battistrada sono fondamentali per mantenere aderenza sull’asfalto, e da questa dipende sia la possibilità di sterzare in sicurezza, sia l’efficacia della frenata. Sono in vendita semplici dispositivi per verificare lo stato delle gomme e del battistrada: usarli può seriamente salvarvi la vita.

3. Usate lo pneumatico giusto per la stagione e il clima
No, gli pneumatici invernali non sono un’astuta operazione dei produttori per farvi spendere più denaro per la vostra automobile: sono una reale necessità per mantenere l’auto sicura e affidabile anche durante la cattiva stagione. Esistono gomme adatte a tutti i climi, ma in caso di gelo estremo, di neve o ghiaccio, per essere davvero sicuri dell’aderenza alla strada è buona norma investire in un treno di gomme apposite. Guidare sarà meno stressante, e soprattutto meno pericoloso: un’ottima spesa!

4. Mantenete le gomme pulite
Lavate scrupolosamente la vostra auto, non è vero? Sia per motivi estetici, sia per evitare che la verniciatura della carrozzeria si rovini, permettendo alla ruggine di attaccarla. Bene: dedicate la stessa attenzione al lavaggio delle vostre gomme? Dovreste. Sporcizia, fango, polvere, sassolini possono rimanere intrappolati nel battistrada, e comprometterne anche gravemente la funzionalità, e quindi la vostra sicurezza; basterà un passaggio con un detergente leggero, e poi un risciacquo, per rimetterle in ordine. Un consiglio prezioso: non lavatele quando sono ancora molto calde, cmoe dopo un lungo viaggio, perchè il rapido raffreddamento potrebbe farle contrarre bruscamente e indebolirle o addirittura danneggiarle.

L’automazione delle porte dei garage

Le automazioni basculanti o a scorrimento delle porte dei garage sono una delle maggiori comodità offerte dalla tecnologia nella costruzione di una casa moderna. Arrivando in qualsiasi situazione, con qualsiasi condizione atmosferica, anche sotto la neve o la pioggia più scrosciante, è possibile avere accesso al proprio garage senza dover neppure uscire dall’auto, e senza il rischio di fare sforzi eccessivi con la schiena, tratto particolarmente interessante per chi non è più giovanissimo. La scelta della giusta tipologia di automazione non è però banale, e questo soprattutto nei casi in cui si proceda ad aggiungere un sistema automatizzato ad una porta già presente. Le caratteristiche dei diversi tipi di porta richiedono infatti sistemi diversi, e hanno pro e contro particolari.

Le più comuni in questo caso sono le automazioni basculanti, ossia quelle dove la porta è imperniata ai lati e si solleva tirando su una maniglia posta in basso, in modo da ruotare parzialmente e finire disponendosi parallelamente al soffitto del garage stesso. Le automazioni basculanti sono pressochè sempre installabili, anche negli spazi particolarmente ridotti, avendo l’accortezza di selezionare il giusto genere di modello di braccio motorizzato e di calcolare correttamente gli ingombri. Nelle automazioni basculanti, che sono anche le più economiche, si può inoltre spesso anche sostituire la porta con una di miglior resa estetica e isolamento termico, dato che a gestire il peso maggiore è il sistema automatizzato.

Fra i dispositivi assolutamente necessari, dovremo sicuramente prevedere un sistema di arresto immediato della porta, che entri in gioco se questa percepisce un ostacolo: le porte di garage, soprattutto nelle automazioni basculanti dove l’apertura è verticale, sono oggetti pesanti e massicci e quindi pericolosi se non controllati, specialmente in presenza di animali o bambini. I vantaggi per la sicurezza sono significativi, specie nei modelli più moderni, i cui telecomandi inviano ogni volta una frequenza differente per l’apertura della porta, e il sistema può essere disabilitato interamente con un blocco di sicurezza quando ci si assenta per lunghi periodi. La scelta del motore, che deve poter reggere lo sforzo iniziale senza rischiare di bruciare, e la presenza di un sistema di disingaggio che permetta di aprire la porta del garage anche in caso di blackout, completeranno il profilo della nostra automazione, che potremo affidare a un’azienda specializzata per i migliori risultati.

L’evoluzione del materasso nella storia

Il materasso in tutte le case è una conquista molto recente, relativamente parlando: moltissimi dei nostri antenati meno ricchi, per lunga parte della nostra storia, hanno dormito per terra, all’aperto o in casa. Ma fortunatamente, per motivi sia di comodità che d’igiene, è diventata mano a mano pratica comune sollevare la superficie deputata al sonno dal pavimento, e equipaggiarla di qualcosa di comodo su cui riposare. Seguiamo un po’ di storia del nostro materasso: ci riserverà qualche sorpresa!

Pelli: dal 10,000 al 3,600 A.C. , fu pratica comune dormire su semplici cumuli di pelli di animale: è interessante notare come questa pratica duri più di tutta la successiva storia fino ai giorni nostri.

Rami di palma: intorno al 3,400 A.C. – Pur non essendo particolarmente morbidi, i palmizi sicuramente avevano dalla loro il vantaggio di un odore nettamente più gradevole delle pelli d’animale, oltre al fatto di essere più freschi.

Sacchi ripieni di lana: attorno al 200 A.C., si assiste alla nascita dei primi “materassi” intesi come sacchi riempiti di materiale morbido.

Sacchi ripieni di paglia o baccelli secchi di piselli: nel quindicesimo secolo l’imbottitura dei materassi era spesso vegetale, il che peraltro ci fornisce un’interessante indizio sull’origine della favola della Principessa sul Pisello.

Imbottiture di piume: i materassi del 1500 e1600 iniziano ad essere colmati con questo materiale particolarmente comodo e lussuoso, rimasto proverbiale perfino oggi, cinque secoli dopo.

Imbottiture di cotone: nel 1700, il materasso si fa finalmente più igienico e solido, oltre che comodo, con l’uso di questo tessuto di origine vegetale.

Molle rigide, 1800: un paio di secoli fa, finalmente compaiono le prime molle nei materassi, e si abbandona l’idea di un sacco semplicemente riempito di qualcosa di morbido.

Molle a spirale, 1930: è degli anni ’30 l’invenzione del tipo di materasso che tutti conosciamo, con una serie di molle a spirale affiancate, e la solidità e il sostegno a cui ci siamo abituati.

Nei decenni successivi, nascono i materassi ad aria, nel ’40, e ad acqua, nel ’60. Ma è del 1992 la vera rivoluzione nel settore, con l’invenzione dei materassi in schiuma che ha completamente cambiato i giochi nel campo del riposo.

Come scegliere le vasche ad ultrasuoni

La pulizia di oggetti con geometrie complesse viene effettuata con i migliori risultati all’interno delle apposite vasche ad ultrasuoni, che permettono una perfetta diffusione degli agenti pulenti grazie alle microbolle di cavitazione e quindi un risultato impeccabile anche nei punti meno raggiungibili. La scelta della corretta vasca per le proprie esigenze, tuttavia, non è semplice: alcuni criteri utili per restringere la scelta possono aiutare nel selezionare il modello di pulitrice più adatto alle proprie esigenze reali.

La prima scelta da fare, e per fortuna una delle più semplici, ha a che vedere con le dimensione dalla vasca stessa. Le vasche ad ultrasuoni vengono utilizzate per pulire pezzi minuscoli e anche componenti molto grandi: e naturalmente le dimensioni hanno un forte impatto sul prezzo. Sforziamoci di scegliere una dimensione di vasca che ci permetta di inserire tutti i componenti di dimensioni medie in un unico ciclo, e potremo pulire in più passaggi quelli molto grandi: avremo un risultato eccellente e un significativo risparmio.

In secondo luogo, nella pulizia in vasche ad ultrasuoni, è importantissima la temperatura raggiunta dall’acqua; l’ideale è intorno ai 60 gradi Celsius, perché a tale temperatura le onde ad ultrasuoni si muovono alla massima semplicità nel’acqua, il che aumenta l’efficienza della vasca, ottimizzandone i consumi, e migliorandone drasticamente le prestazioni. I modelli migliori sono in grado di scaldare direttamente l’acqua che contengono, ma nei casi dove questo comportasse una spesa eccessiva, è possibile immettere nella vasca acqua già riscaldata, con ottimi risultati.

Sarà poi necessario pasare alla scelta di un accessorio fondamentale: il cesto di contenimento. Non commettete l’errore troppo comune di pensare di poter semplicemente appoggiare gli oggetti da pulire sul fondo della vasca: è un errore grave per due motivi. Per prima cosa, fra la temperatura dell’acqua, di cui abbiamo parlato, e la possibile tossicità della sostanza pulente, recuperare i pezzi dal fondo potrebbe essere complicato; e secondariamente, il fondo della vasca è la superficie da cui si irradiano le onde ad ultrasuoni, e la presenza di pezzi appoggiati potrebbe compromettere il funzionamento della vasca impedendo la diffusione delle onde.

E per finire, dovremo pensare alla soluzione pulente. Se per molti oggetti acqua calda e ultrasuoni sono sufficienti, esistono sicuramente una maggioranza di casi in cui è richiesto un agente chimico di pulizia. Scegliete con cura, affidandovi a dei professionisti, e combinando l’efficacia della pulizia con l’attenzione alle potenziali reazioni chimiche: immergere un pezzo in alluminio in una soluzione fortemente alcalina potrebbe causare danni molto gravi, ad esempio.