L’ormone della crescita: come svilupparlo con la ginnastica

L’ormone della crescita: come svilupparlo con la ginnastica

Tutti sappiamo che la ginnastica fa bene, e in molti siamo anche consapevoli di QUANTO faccia bene: ma quel che ci domandiamo di rado, e invece sarebbe importante capire, è il PERCHE’ faccia tanto bene. Una delle risposte a questa domanda chiave è che, quando la ginnastica ricostruisce i nostri muscoli, ci fa rilasciare nel flusso sanguigno una quantità elevatissima di HGH, (Human Growth Hormone) o Ormone della Crescita – lo stesso che produciamo nel sonno (e per questo, se ci pensiamo, i bambini piccoli dormono tanto e crescono così rapidamente!)

Le funzioni dell’ormone della crescita sono moltissime, ed esplorarle tutte è probabilmente al di là degli scopi di un breve articolo come questo; tuttavia, qualche informazione può essere utile ad inquadrare la questione. Basti sapere che i livelli dell’ormone della crescita raggiungono il loro picco durante l’adolescenza, e il loro declino negli anni successivi è quello che causa i segni dell’invecchiamento, dai più semplici ai più gravi e complessi come la demenza e le malattie senili. In generale, l’HGH si occupa della crescita e del mantenimento in buona forma delle ossa e dei muscoli del nostro corpo – ed è per questo che, in età avanzata, è tanto più complicato sviluppare massa muscolare: per la carenza di ormone della crescita.

siccome quindi lo scopo dell’esercizio fisico è quello di essere più sani e più in forma, fra tutti i tipi di esercizio fisico (che sono comunque, è meglio ribadirlo, tutti salutari e consigliabili) conviene scegliere e focalizzarsi su quelli che ci aiutano a rilasciare nel sangue una maggior quantità di HGH. Ad esempio, tutti gli allenamenti di resistenza – come la corsa su lunghe distanze, l’aerobica, e anche certi tipi di esercizi con i pesi – non sono ideali per lo scopo di sviluppare HGH.
Si ottengono in questo senso risultati molto superiori, al contrario, con brevi allenamenti ripetuti ad intervalli, di elevata intensità. Ad esempio, piuttosto che correre dieci chilometri, correrne due – ma alternando scatti veloci a brevi periodi di camminata; oppure, ai pesi, brevi periodi di massimo sforzo alternati a brevi pause. Sono piani di allenamento ormai riconosciuti e noti, ed è facile recuperarne degli esempi, perfino online e gratuitamente; e hanno tutti il vantaggio di stimolare una produzione massiva di HGH e rilasciarlo nel nostro flusso sanguigno.

In alcuni casi, per finire, bisogna riconoscere che l’esercizio da solo non sviluppa una sufficiente quantità di HGH nel nostro organismo. In tali sitauzioni, e dietro consiglio medico, è possibile ricorrere a precise integrazioni di ormone della crescita, che sono disponibili dietro prescrizione medica nel caso delle iniezioni – più efficaci ma più intense, e a cui ricorrere con più attenzione – o in forma omeopatica liberamente.

Il problema della purificazione dell’aria nell’industria

Nelle industrie di ogni tipo e dimensione, gli impianti di aspirazione centralizzata stanno diventando una struttura irrinunciabile per liberare da ogni genere di tossina o sostanza pericolosa l’aria respirata all’interno dello stabilimento; in quasi ogni ambito industriale, infatti, questo problema è presente anche se con specifiche differenti, ed è necessario eliminare impurità ora in forma di polvere, ora gassose, ma comunque pericolose.

– Gli Ospedali

Nel campo sanitario, una regolare e approfondita purificazione dell’aria è un’esigenza tanto evidente da apparire ovvia. In ambienti come le sale operatorie, gli ambulatori, o in generale gli ospedali, infatti, è fondamentale ripulire costantemente l’atmosfera da ogni tipo di contaminante e batterio, così da eliminare il rischio di contagio sia per i pazienti che per i lavoratori. Per integrare i sistemi filtranti, spesso si installano anche docce d’aria per eliminare completamente dal corpo delle persone i contaminanti depositati prima dell’accesso ad aree sensibili.

– L’industria Farmaceutica

Allo stesso modo, anche nel campo della ricerca e della produzione dei farmaci, è essenziale l’installazione di sistemi di filtraggio dell’aria a tutti i livelli. Mai come in questi ambiti infatti l’aria è satura di minacce biologiche, di tossine, e perfino di particelle radioattive, che devono assolutamente essere eliminate dal ricircolo dell’aria per evitare rischi sanitari anche gravi. Qui dunque si installeranno i sistemi di filtraggio più potenti e con gli standard più elevati, così che la loro performance sia sempre garantita.

– La gestione Ambientale

Negli acquedotti, nelle miniere, negli stabilimenti dove vengono trattate le acque nere: in tutte queste situazioni, la purificazione dell’aria è una necessità irrinunciabile. Sarà quindi necessario installare apparati di filtraggio che possano eliminare dall’aria non solamente i particolati sottili, ma anche i gas tossici o comunque pericolosi. In molti casi, si rivela necessario implementare un controllo qualità dell’aria costante, così da assicurarsi che sia possibile effettuare un intervento tempestivo in caso d’emergenza.

– Le fabbriche

Le particelle che inquinano l’aria delle fabbriche, e che ne devono essere eliminate tramite filtraggio, sono numerosissime e diverse a seconda dello specifico ambito: pensiamo alle industrie chimiche, alle raffinerie, ma anche ai semplici magazzini di stoccaggio. In tali ambienti, inoltre, la purificazione dell’aria ha anche la funzione di eliminare qualsiasi sgradevole odore, così che il lavoro degli operatori sia meno gravoso.

Quando si trasloca con un animale

Durante i traslochi Milano e provincia danno l’impressione di dilatarsi fino a diventare grandi come l’Australia intera: spostarsi da un paese all’altro, magari di venti chilometri, fa nascere una serie di complicazioni che non avremmo mai pensato possibili.

E se è così per noi, ci siamo mai chiesti come può essere l’esperienza del trasloco per il nostro animale domestico? Il suo habitat viene stravolto da un giorno all’altro; per settimane, in casa cresce una tensione per lui incomprensibile; l’ambiente normalmente tranquillo di casa viene sconvolto da rumori forti, persone estranee, continui cambiamenti; e il padrone, di solito attento e affettuoso, sembra non avere mai tempo per una carezza. Decisamente uno stress enorme, del quale se vogliamo bene al nostro animale dobbiamo tenere conto nell’organizzare il trasloco. Vediamo qualche utile consiglio:

– Se il vostro animale è malato, spostarlo è una pessima idea: i trasferimenti in auto, particolarmente quelli di lungo raggio, potrebbero essergli dannosi e anche letali. Se non potete, comprensibilmente, cambiare la data del trasloco, lasciatelo a qualcuno di vostra fiducia finché non si sarà rimesso.

– Il vostro animale deve viaggiare con voi, non sul furgone dei mobili, e per molti motivi. Per prima cosa fare diversamente sarebbe estremamente pericoloso, oltre che difficile da organizzare; secondariamente, la vostra presenza gli sarà senza dubbio di conforto.

– Volete evitare brutte sorprese? Allora siate rigidi se necessario, e non date da mangiare, né da bere, al vostro animale per almeno due ore prima del viaggio. I motivi sono facili da immaginare…

– Preparate la gabbietta di trasporto – se il vostro amico ne ha bisogno – in modo che sia più confortevole possibile. Imbottitela per proteggerla dagli urti e dagli scossoni, foderatene il fondo con materiale assorbente – l’emozione gioca brutti scherzi… – e metteteci uno dei giocattoli preferiti del vostro animale, che gli farà compagnia e lo terrà tranquillo.

– Molto spesso si trasloca durante la bella stagione, per evitare le complicazioni del cattivo tempo. In questo caso, mentre viaggiate con il vostro animale, non lasciatelo mai da solo nell’auto parcheggiata: il sole la trasforma rapidamente in un vero e proprio forno, e il calore può facilmente rivelarsi mortale.

Disgrafia: un problema che si può risolvere

Nel corso dello sviluppo del nostro bambino, molti sono i problemi e gli aspetti ai quali dobbiamo prestare attenzione per assicurarci che la sua crescita si svolga nella maniera migliore: fra questi, sicuramente non deve essere dimenticata la disgrafia, che potrebbe essere legata sia a un’incompleta lateralizzazione che a un quadro più generale di disprassia. Se ne vogliamo dare una definizione, possiamo dire che la disgrafia è un disturbo specifico che consiste nella difficoltà a riprodurre in maniera corretta i soli segni numerici e alfabetici, e che emerge solitamente intorno agli otto anni, o se preferiamo più o meno a metà del corso di studi elementare.

Va infatti chiarito che le difficoltà precedenti a tale età solo di rado sono configurabili come sintomi legati ad una disgrafia. Nei primi due anni delle scuole elementari, infatti, il bambino sta di solito apprendendo come tracciare i segni alfanumerici, e quindi le difficoltà che può riscontrare in tale fase sono più correttamente da imputare alla normale complessità dell’apprendimento, piuttosto che ad un disturbo disgrafico. È solo verso quest’età, infatti, che il gesto dello scrivere è sufficientemente allenato da diventare spontaneo, e che quindi può emergere la difficoltà legata alla disgrafia. Il problema si manifesta con una scorretta impugnatura della penna, con la faticosa gestione dello spazio a disposizione (quindi con la difficoltà a rispettare i margini, a seguire le righe senza salire o scendere, e a lasciare i giusti spazi fra le lettere e le parole)e con evidenti tensioni o rilassamenti muscolari eccessivi, che si manifestano con una pressione sul foglio ora esagerata, ora del tutto insufficiente. Possono inoltre comparire inversioni del gesto, sia a livello di grafema che di intera direzione della scrittura.

Come può dunque configurarsi una terapia grafomotoria che vada a risolvere il problema? Solitamente, si organizza l’intervento su due itinerari distinti ma paralleli, l’uno relativo alle competenze basilari, e l’altro legato in maniera più puntuale alla scrittura stessa. Entrambi consistono di attività che hanno i connotati sia dell’esercizio che del gioco, orientati sull’ottenimento rapido dei primi successi così da gratificare e motivare il bambino alla continuazione del percorso terapeutico. Per quanto riguarda il primo itinerario, quindi, si lavorerà su competenze come la percezione, il ritmo, l’equilibrio, e la coordinazione visivo-motoria; sul piano più strettamente legato alla scrittura, invece, si opererà in maniera specifica sull’impostazione dei grafemi, sia nello stampato maiuscolo che nel corsivo, in modo da condurre a migliori competenze nella comunicazione scritta.

Il potere del contatto

La vendita! Un tempo bussando alle porte, poi suonando i campanelli, poi al telefono, poi via fax, e oggi seduti davanti ad un computer ad inviare e-mail o preparando lettere – ma alla fine, chiunque si occupi di commercio ha in mente e nel cuore quel solo obiettivo: il contratto chiuso e la vendita completata. Comprensibile, e in un certo senso ovviamente necessario; ma siamo sicuri che puntare sempre e soltanto a quella sia la strategia vincente? Un’ottica incentrata sulla singola vendita ci costringe ad andare costantemente alla ricerca di nuovi potenziali clienti, lasciando necessariamente cadere nel vuoto il rapporto costruito con chi ha già comprato da noi. E se per un prodotto a lunghissimo ciclo di vita questo può avere un senso, per molti altri no.

Tenete presente, sempre, un dato affascinante: chi ha già comprato da voi – qualsiasi prodotto voi vendiate, in qualunque settore operiate – ha il TRIPLO di probabilità di comprare nuovamente da voi rispetto a un cliente completamente nuovo. Certo, non potete lavorare sempre e solo sullo stesso centinaio di persone, ma vale la pena sprecare un tale patrimonio di fiducia e lavoro ben svolto? Piccoli gesti possono fare molto in questo ambito, e occupare poco del vostro tempo con un’ottima resa. E vi conviene cominciare da subito, innanzitutto inserendo ogni cliente conquistato in una lista dettagliata e precisa, e poi usandola come strumento per mantenere viva e utile una conversazione con ciascuno di loro.

Sapete qual è una delle parole più potenti al mondo? “Grazie”. Immaginate quanto può costarvi, in termini di tempo e di fatica, spedire un piccolo messaggio di ringraziamento ai vostri clienti pochi giorni dopo il loro primo acquisto: ben poco. In cambio, avrete però lasciato aperto un canale di comunicazione i cui risultati potrebbero stupirvi. E potrete continuare con un ulteriore messaggio, ad esempio dopo un mese dall’acquisto, per assicurarvi che tutto funzioni per il meglio e il cliente sia soddisfatto; e infine, iniziare un programma regolare di invio di newsletter (non fatene un semplice strumento d’offerta, usatele per costruire un dialogo!) che vi tenga sempre ben presenti nella mente dei clienti.
I risultati arriveranno – e potranno stupirvi!

Serramenti: la prima barriera di sicurezza della nostra casa

Può parere banale, ma ladri e malintenzionati d’ogni tipo, almeno solitamente, non dispongono di mezzi particolari per introdursi in una casa, e quindi fanno uso delle identiche vie di accesso che potremmo usare noi: le porte e, al limite, le finestre. E se è vero che, di solito, avendone la possibilità un ladro preferirà non rompere una finestra per entrare (è un’azione rumorosa e quindi pericolosa, perché può attrarre attenzioni indesiderate) è altrettanto vero che una finestra malfunzionante può essere un ingresso ideale. Quando perciò si tratta di serramenti, Milano, Roma, e tutte le grandi città d’Italia richiedono la stessa attenzione nello sceglierne di robusti e sicuri. Ecco qualche consiglio utile a riguardo:

– Per quanto riguarda le porte, siate rigidi: una vera tutela viene solamente da solide porte blindate, con pistoni di lunghezza sufficiente e struttura interna in metallo. Il costo sarà superiore alla media, ma i risultati sono assolutamente imparagonabili.

– Se avete finestre al piano terra, bocche di lupo che dalla cantina danno sulla strada, o altri punti d’accesso (come le aperture per i condizionatori portatili) proteggetele con delle apposite barre metalliche. Ne troverete in commercio di gradevoli esteticamente, oltre che solide.

– Applicate delle apposite pellicole ai vetri delle vostre finestre, per renderli antisfondamento; sotto i colpi si romperanno, ma le schegge rimarranno insieme e le fineste non offriranno accesso ai malintenzionati.

– Può parere banale o indiretto, ma tenete le tende chiuse. Molti ladri effettuano dei giri di perlustrazione per decidere dove colpire: difficilmente sceglieranno casa vostra se non hanno ragione di trovarvi un bottino significativo.

– E per finire, non trascurate le vie d’accesso secondarie. Un lucernario può parervi un ingresso poco probabile, ma se è l’unico facilmente sfruttabile, un ladro lo utilizzerà.

5 consigli per realizzare il roll up perfetto

Soprattutto nelle fiere, ma anche in qualsiasi evento itinerante dove il pubblico si trovi a girare fra tanti diversi stand e piccoli chioschi, pochi elementi sono più importanti di una struttura che richiami efficacemente l’attenzione del pubblico facendolo avvicinare; d’altro canto è anche necessario stare attenti ai costi e badare anche alla semplicità di trasporto e montaggio dei materiali, dato che son progettati per viaggiare. Per combinare tutti questi fattori in un prodotto di successo, non c’è risposta migliore dei roll up. Ma come sfruttare al meglio questo strumento, come renderlo più efficace possibile così da massimizzare l’utilità del nostro investimento? Seguite i nostri cinque consigli e sarete soddisfatti!

1 – Catturate l’attenzione. Dovete pensare al vostro roll up nello stesso modo in cui pensereste ad un cartellone pubblicitario: il suo scopo non è spiegare o illustrare, ma semplicemente catturare l’attenzione di chi sta passando. Un solo messaggio, un’idea semplice, e un design molto leggero e diretto sono le parole chiave per far funzionare al meglio lo strumento.

2 – Siate brevi. Il vostro obiettivo con il roll up deve essere invogliare il visitatore a chiedervi di più, non spiegare direttamente il vostro prodotto, il vostro servizio, o la vostra idea. Vi sembrerà eccessivamente riduttivo, ma cercate di rimanere sotto le sette parole: le statistiche dimostrano che è la lunghezza più efficace.

3 – Siate visibili. Nella stampa roll up, preferite colori in contrasto fra loro, che migliorano la leggibilità del cartellone anche da lontano – idealmente i vostri colori aziendali, o altrimenti una coppia di colori saturi, vividi. Agiranno come una calamita potente e aumenteranno lo spazio “utile” del vostro stand.

4 – Siate semplici. Evitate gli sfondi complicati, evitate di affollare troppo lo spazio: un cartellone pieno è un cartellone faticoso da guardare, e le persone hanno mille altri stimoli a cui dare ascolto. Più il vostro è di facile decifrazione, più sarà facile che scelgano di leggerlo, seguirlo, e permettervi di iniziare una conversazione.

5 – Siate riconoscibili. Trovate lo spazio, sul vostro roll up, per inserire il vostro indirizzo web, e un numero di telefono: non sottovalutate la possibilità che qualcuno non abbia tempo al momento, ma rimanga incuriosito e voglia contattarvi in futuro. Se non gliene date la possibilità, state sprecando una preziosa occasione.

Lettura ottica e riconoscimento formale

Codici a barre sono ormai presenti in quasi tutto il mondo, sulla gran maggioranza degli oggetti su cui mettiamo le mani abitualmente. Quando non è presente sull’oggetto, il codice a barre è di solito impresso sulla confezione.

Il barcode è un sistema di classificazione e codifica molto anziano, ma non è mai stato così in forma. La facilità della codifica, della stampa delle etichette codificate e soprattutto l’affidabilità della lettura ottica prodotta con gli appositi lettori, affidabilità che sfiora il cento per cento, sono i fattori che nel tempo hanno consentito al codice a barre di sopravvivere e conoscere anzi ottima salute fino ai tempi nostri.

Un’evoluzione del barcode è il QRCode, impropriamente chiamato anche barcode bi o tridimensionale. Si tratta di un codice costituito da punti anziché barre di varie dimensioni, disposti all’interno di una superficie quadrata di uno o due centimetri di lato. Questo tipo di codice ha il vantaggio di poter codificare una quantità di informazioni molto superiore al suo precursore, ma deve essere letto con una videocamera e un’applicazione associata, per quanto molto semplice.

Il QRCode viene utilizzato soprattutto per codificare contenuti web come indirizzi di pagine o di articoli, e viene spesso impiegato per fornire collegamenti rapidi agli smartphone.

La lettura ottica trova comunque, quantomeno in Italia, un grande campo applicativo nella sicurezza stradale, campo in cui è alla base, ad esempio, del funzionamento dei sistemi autovelox automatici e soprattutto del sistema TUTOR, nel quale costituisce la base per poter riconoscere in tempi brevissimi una targa e misurare così la velocità dell’autoveicolo su cui si trova.

In questo caso si parla ancora di video camere che inquadrano la targa in questione, passano l’immagine ad un sistema dedicato di riconoscimento formale che provvede a “leggere” numeri e lettere della stessa per poi trasmetterli al punto di controllo successivo che provvede a confrontare con lo stesso meccanismo le varie targhe fino a che non la ritrova. A quel punto può essere effettuata la misurazione della velocità.

Per capire bene come utilizzare la lettura ottica visita il sito www.datasis.it

La nichelatura – oggi anche a casa, per amatori e hobbyisti!

Se pensavate che la nichelatura fosse un processo eseguibile soltanto nelle grandi strutture industriali, con equipaggiamenti complessi e costosi, e che fosse quindi definitivamente preclusa a tutti coloro i quali, per semplice hobby come gli appassionati di vecchie auto o di modellismo, oppure per lavoro come orologiai e gioiellieri, potessero trovarsi a volerla praticare nel proprio laboratorio, è arrivato il momento di ricredervi: esiste una gamma specifica di kit per la nichelatura che può benissimo essere usata anche a livello domestico, con ottimi risultati!

La nichelatura viene praticata, come saprete, su una vasta serie di metalli – dall’acciaio, al ferro, al bronzo, all’alluminio – allo scopo duplice di dare al metallo base una protezione efficace dagli agenti esterni e una finitura perfettamente lucida e a specchio. Il nichel viene scelto come materiale proprio in virtù della sua elevatissima resistenza alla corrosione e straordinaria durezza. Tanta varietà di oggetti base, naturalmente, richiede altrettanta variazione degli strumenti e dei metodi usati per applicare questo strato protettivo.

Tre sono le opzioni principali disponibili sul mercato per questi kit domestici:

1. i kit per elettroplaccatura a spazzola; sono, probabilmente, i più semplici e sicuri da usare, e sono adatti agli oggetti molto minuti. Consistono essenzialmente di bacchette di metallo, che fungono da polo positivo, e vengono alimentate con normalissima corrente a 120 volt che attraversa una piccola quantità di soluzione elettrolitica.

2. I kit a tanica: questi sono più adatti a pezzi grossi, e includono una grande tanica di soluzione alcalina; molti metalli infatti richiedono una base preliminare (è il caso dell’acciaio) prima di poter essere sottoposti a nichelatura. Anche questi possono essere alimentati con la corrente domestica o con una batteria.

3. I kit chimici; è possibile nichelare chimicamente anche senza utilizzo dell’elettricità. In questi casi si immerge semplicemente l’oggetto in un bagno di nichel fuso, lasciandolo depositare sulla superficie. Rispetto al metodo elettrolitico, questo dà spesso risultati più omogenei e uniformi, e quindi di maggiore soddisfazione e durata.

Cene di lusso: la carne Angus e la carne Kobe

Sia che si voglia cucinare una buona cenetta a casa propria per una serata con un po’ di amici, sia specialmente che si decida di uscire tutti quanti a cena, ormai si pretende legittimamente di mangiare il meglio che la cucina ha da offrire: e nel campo della carne, le differenze di qualità possono essere enormi. Disgraziatamente, tuttavia, non sempre è facile scovare i tagli e le varietà migliori dai macellai, o persino nei locali; se chiedete al ristorante carne Milano è sicuramente fornita di posti dove trovarla, ma l’hinterland potrebbe non averne. Analogamente, è più facile che troviate della carne Kobe in un ristorante di Roma che in una osteria della campagna circostante: le carni pregiate, soprattutto di provenienza estera (ma anche la nostra ottima “fiorentina”, difficile da reperire) sono ancora un prodotto di lusso e di nicchia, la cui diffusione è sicuramente incostante.

Ma che cos’è a rendere tanto diversa e così particolare una bistecca della carne che definiamo “pregiata” da un buon taglio di una carne anche più comune, non blasonata e priva di nomi famosi e altisonanti? Non pensiamo che sia una semplice volontà, un po’ snob, di differenziarsi dalla massa; la selezione delle carni ha basi molto concrete e solide, che vanno a fondarsi sull’effettiva conformazione dell’animale e sulle sue caratteristiche genetiche uniche, oltre alle particolari tecniche d’allevamento. È infatti da una combinazione di questi due fattori – l’uno connaturato alla razza di animale che viene allevata, e l’altro dipendente dalle scelte qualificate che l’allevatore fa con le proprie mandrie – che sorgono le tipicità straordinarie di carne che possiamo degustare, con tutte quelle sfumature di sapore e consistenza che ne hanno fatto la notorietà e che giustificano il loro prezzo e la predilezione che i loro appassionati riservano loro.

Per fare un esempio, da diversi anni gli appassionati di carne di manzo dimostrano un grande apprezzamento per la celebre “Carne Angus”, proprio quella di cui parlavamo poco fa: è un caso da manuale di tipicità derivanti soprattutto dalla genetica dell’animale. La carne di razza Angus ha infatti cellule ricchissime di miostatina, una proteina che regola appunto la crescita dei muscoli: in parole più semplici, questo si traduce in un livello di grassi alto (che dà alla carne sapore), e diffuso finemente, con un risultato detto dagli specialisti di “marezzatura” (che d’altro canto la rende straordinariamente tenera)

Se viceversa preferiamo spostarci più ad Oriente, troviamo un’altra varietà molto rinomata di carne, che abbiamo anch’essa nominata qualche riga più sopra; secondo alcuni intenditori, sarebbe addirittura superiore, per sapore e soprattutto per tenerezza, alla carne Angus. Proviene da animali di una specifica variante della razza Wagyu, allevati originariamente in Giappone, ed è denominata “carne Kobe”. Oltre al suo eccezionale livello di grasso, pari quasi al 30%, distribuito in un reticolo finissimo, che la rende in concreto una della carni più tenere al mondo, questa carne è resa unica dal trattamento quasi lussuoso a cui sono sottoposti gli animali durante l’allevamento, e che include l’aggiunta di birra nell’alimentazione per mantenere alta la massa, e I massaggi manuali alle carni dell’animale, per ammorbidirle, mentre sul pelo viene spruzzato del liquore di riso..